Michel Fabrizio, pilota di Superbike, reduce dalla prima gara del mondiale in Australia, è stato ospite dell ‘ “a tu x tu” di Sport 2000. Queste le sue dichiarazioni principali.
Nome. “ Mi chiamo Michel perché mio padre è juventino. Quando sono nato nel 1984, nella Juventus giocava e vinceva Platini. Ma io tifo per la Roma anche se Platini era un idolo anche per me. Il mio mito nel motociclismo è invece l’australiano Michael Doohan, quattro volte campione del Mondo.
Carriera. “La mia passione per il motociclismo è nata sin dal giorno del mio battesimo quando mi regalarono una moto. A quattro anni andavo su una moto da cross, a sei con le mini moto e poi ho iniziato la mia carriera. A 15 anni ho esordito nelle 125 vincendo il campionato italiano. Ho iniziato a correre a Vallelunga dove il limite d’età è 15 anni, ma mio padre fece carte false e riuscii ad entrare ad appena 12 anni”.
Superbike. “In Moto GP ho corso solo un anno con una VCM, la Minardi della F1, che non andava bene. Passare alla Superbike è stata una scelta perché la Honda nel 2005 mi fece un contratto di tre anni. Le differenze tra la Moto GP e la Superbike sono le motociclette. Nella prima sono prototipi mentre nella Superbike corrono le moto derivate di serie, quelle che vedi per strada, quindi il tifoso ha l’opportunità di vedere la sua moto gareggiare in pista.
Nella Superbike inoltre c’è la superpole. Partono prima i primi 16 che hanno 12 minuti per fare il tempo migliore, poi i 12 piloti per 10/12 minuti ed infine gli ultimi 8.
Voglio vincere in Superbike per fare il salto in Moto GP da campione del Mondo, voglio arrivarci per fare bene non solo per fare numero.
Il mio risultato all’esordio in Australia è stato tutto sommato buono, perché abbiamo corso sempre sul bagnato, in pagella mi darei un 6.
A differenza della F1, la prova si divide in due gare distinte. Si accumulano i punti per ciascuna di queste gare. I punti vanno dai 25 del prima ai 20 del secondo, 16 al terzo e così via sino al 15° che ne prende uno solo. I piloti in tutto sono 26.
Le tappe sono 12, e in Italia ce ne sono tre: Monza, Misano e Imola.
Nel 2009 sono arrivato terzo ma il mio rimpianto più grande è stato quello di non averci creduto di più. Anche quest’anno vorrei arrivare tra i primi tre, ma abbiamo visto che non è facile perché tra il 1° e il 15° ci sono pochi decimi di secondo di distacco, quindi diventa fondamentale qualificarsi nelle prime file nella superpole.
Suzuki. “Dopo tre anni di Ducati, quest’anno sono passato alla Suzuki. Per un pilota è sempre meglio restare il più possibile in una stessa squadra così conosci meglio la tua moto. Dall’ 86 la Ducati stava in Superbike ma da quest’anno ha deciso di abbandonarla per correre solo in Moto GP.
Tra la Ducati e la Suzuki ci sono parecchie diversità, primo fra tutte che la Ducati è bicilindrica mentre la Suzuki è una quattro cilindri”.
Paura. “Il problema della paura non me lo sono mai posto, e credo che quando un pilota se lo porrà allora vorrà dire che quello sarà il giorno in cui dovrà smettere.
Il mio rapporto con la velocità? Una volta mi feci male alla clavicola e stavo in macchina con mio suocero alla guida. Mi sentì male perché andavamo a 70/80 km/h, io se non vado a 150km/h mi sento male. Logicamente dov’è consentito e rispettando sempre i limiti di velocità.
Durante la mia carriera mi sono fatto male parecchie volte, ma ogni volta che succede mi carico sempre di più. Con la tua moto devi trovare il limite. E il limite è cadere ma quando cadi non sai mai come cadi.
Alla fine di gara due, alla prima tappa di Philippe Island, lo scorso 27 febbraio, sono riuscito a trovare il giusto feeling con la mia Suzuki.
Il mio soprannome è the “The Gladiator”. Me lo diede un amico di Milano perché lo scorso anno ho fatto delle gare, mettendoci molto del mio dal momento che la moto non era delle migliori.
Mentre il mio vecchio soprannome era “Il Mago”, perché dicevano che ero il mago della pioggia ed infatti sulla pista bagnata io mi trovo molto bene”.
Biaggi/Rossi. “Tra Biaggi e Rossi la principale differenza è che Biaggi è più professionista, ovvero se deve arrivare secondo arriva secondo, mentre Rossi corre solo per vincere.
Non è vero che il pilota piccolo di statura sia avvantaggiato. Rossi con i suoi 180 cm riesce meglio a domare la moto rispetto a Biaggi che è molto più basso.
Tra i due comunque io preferisco Biaggi perché nella 250 ha vinto quattro mondiali passando poi in 500 laureandosi vicecampione del Mondo con tanti avversari fortissimi.
Questo risultato ottenuto da Biaggi equivale a due titoli mondiali vinti da Rossi.
I favoriti in Superbike quest’anno sono lo stesso Biaggi, ma anche Melandri e Checa”.
Figlio. “Ho un figlio di 6 anni e a 4 mi ha chiesto la moto. Quando è caduto la prima volta ha detto che non ne avrebbe più voluto sapere e io ho tirato un sospiro di sollievo. Durante il tempo libero? La mattina porto i bambini a scuola e poi vado in palestra. Mi alleno tutti i giorni, mentre quando c’è il week end di gare partiamo il giovedì.
Della mia infanzia ai Castelli ho bellissimi ricordi, anche perché ho lavorato in un chiosco con mio zio.
Quando vedo i ragazzi che fanno le impennate per strada o girano senza casco, so che lo fanno per vantarsi o per fare colpo sulla fidanzatina.
Purtroppo l’ho fatto pure io e solo ora riesco a capire quanto sono stato stupido.
Ho rischiato più in due anni sulla strada che tutta la mia carriera in pista.
Una volta un maresciallo dei carabinieri mi disse: ”non è tanto il problema di ciò che succede a te quanto il problema per noi andare dai tuoi genitori e raccontare loro cosa ti è successo”. Un consiglio ai giovani che posso dare è usare sempre il casco integrale, anche se gli amici ti prendono in giro, almeno stai sicuro che anche dopo una scivolata torni a casa”.